Cesanese del Piglio in Calici Tentazioni di Bormioli Luigi

Prende il nome dal vitigno Cesanese congiunto al paese di Piglio, uno dei comuni del territorio di produzione della Docg. 

Le uve di Cesanese d’Affile e/o di Cesanese Comune sono impiegate al 90%, per il restante 10% possono essere impiegati altre cultivar a bacca nera adatte alla coltivazione nella provincia laziale.

La docg ricade in 7 comuni della provincia di Frosinone tra cui appunto Piglio, Serrone, Acuto, Anagni, Paliano Affile ed Olevano Romano. Le vigne si estendono su media collina alta (220-900 m slm ), su terreni argillo-limosi ricchi di ossidi di ferro che conferiscono il colore rosso al terreno, spesso privi di sali adatto alle viticolture di qualità con basse rese produttive . 

Piglio Docg viene messo in commercio il 1 Febbraio dell’anno successivo alla vendemmia con gradazione 12% vol .

La docg prevede anche le versioni Superiore (messo in commercio il 1 Luglio dell’anno successivo alla vendemmia con gradazione 13% vol.) e Superiore Riserva (che fa 20 mesi di invecchiamento di cui 6 in bottiglia per arrivare a 14% vol) 

Le caratteristiche organolettiche : 

visive: colore rosso rubino con riflessi violacei;

olfattive e gustative: note floreali e fruttate (bacche di bosco) con retrogusto amarognolo

 Il Cesanese del Piglio Docg si degusta in calici da vino rosso di media capacità per esaltare profumi ed aromi di vini strutturati ed alcolici come il calice C488 Red Wines della linea Tentazioni di Bormioli Luigi. 

Il vino Piglio Docg va in abbinamento con primi piatti di pasta di grano duro con sugo di carne ( bucatini all’amatriciana; pajata: i rigatoni laziali conditi con ragù di interiora) ; secondi: trippa di interiora, pollo e coniglio al forno. 

Un tempo il Cesanese era apprezzato sostanzialmente dai laziali, abbinato sul fine pasto a dolci caserecci nella versione frizzante e abboccato; da quando questa usanza di vinificazione si è abbandonata, l’autoctono del Lazio ha trovato spazio sulle tavole degli italiani come vino rosso secco, morbido, di struttura e longevità.

Storicamente la coltivazione del Cesanese è documentata nell’epoca romana, mentre le coltivazioni in terra di Piglio sono documentate in statuti medievali. La diffusione nell’epoca moderna è documentata negli Annali della Facoltà di Agraria della Regia Università di Napoli del 1942 dove si legge ” … i Cesanesi risultano avere l’assoluto predominio nella viticoltura della zona: il vino risulta, inoltre, molto apprezzato da tutti i consumatori, specialmente da quelli della Capitale i quali, si dice, dei Castelli conoscono ormai i soli vini bianchi e di Cesanese non apprezzano che quello di Piglio.

Nei territori della Docg viene coltivata anche l’ulivo in particolare la cultivar Rosciola da cui si estrae Olio Extra Vergine d’Oiva con caratteristiche di fruttato intenso, retrogusto amaro e piccante e grande persistenza

Nella terra della docg ci sono molte occasioni per vivere il territorio e la natura come ad esempio praticare canoa lungo il corso dell’Aniene o trekking lungo il sentiero Italia del Parco dei Monti Simburini; per gli appassionati di cultura e territorio una tappa ad Anagni, rinominata “Città dei Papi”, cittadina ricca d’arte e di monumenti tra cui spicca la bellissima Cattedrale di Santa Maria Assunta dove gli straordinari affreschi della cripta risalenti al XIV secolo l’hanno rinominata “Cappella Sistina del Lazio Meridionale”.