Le 6 rappresentazioni artistiche più antiche di uva e vendemmie

La rappresentazione artistica dell’uva e della vendemmia, nella storia dell’arte antica, attraverso disegni medievali istoriati, mosaici, arazzi, miniature e pareti invetriate, ha valore didattico e di testimonianza . 

Nel periodo imperiale, il Cristianesimo, dopo un primo periodo di iconoclastia, ricorre alla simbologia figurata pagana; l’ampio uso di scene di vendemmia e tralci d’uva rimanda all’immagine della vigna del Signore descritta da Giovanni nel vangelo quando “Gesù disse ai suoi discepoli “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore…”». 

  • Così l’arte paleocristiana nel 350 d.C. produce il ciclo musivo del Mausoleo di Santa Costanza, la figlia del primo Imperatore cristiano, ricoprendo l’intera volta del deambulatorio con un tappeto di tessere raffiguranti fauna, girali vegetali, e scene di vendemmia con forte naturalismo ellenistico. 
  • Evocativo della stessa immagine evangelica è il Sarcofago dei Tre Pastori risalente alla fine del IV sec, conservato ai Musei Vaticani e proveniente dalla vicina area sud di Roma delle catacombe di Pretestato: il fronte del sarcofago in altorilievo rappresenta i tre pastori con ovini sulle spalle, collocati su piedistalli, in un tripudio di putti alati intenti alla vendemmia. 
  • La miniatura del contadino tratta dal Salterio di Fécamp realizzato nel 1180 in Normandia e conservata all Royal Bibliothèque di L’Aia nei Paesi Bassi, illustra le fasi della la produzione di vino largamente diffusa nei monasteri di tutta Europa di cui, i monaci amanuensi, trascrivono in forma scientifica; l’immagine, le cui dimensioni non superano i 21 cm rappresenta lo stile dei miniaturisti tedeschi con struttura compositiva precisa, figure con contorni nitidi, stile austero.
  • Nel medioevo la sacralità del lavoro contadino viene espressa nelle raffigurazioni dei cicli dei mesi e la salvifica operazione di vendemmia è espressa dall’impegnato giovane pigiatore protagonista dell’altorilievo Mese di Settembre conservato al Museo del Duomo di Ferrara, attribuito al Maestro dei Mesi scultore anonimo italiano allievo di Antelami; di raffinato realismo la cuffia che lascia vedere il rilevo dell’orecchio, l’intreccio della cesta vimini e il dettaglio dei pampini e dei grappoli opulenti.
  • Hanno valore puramente decorativo e un rimando alla stilizzazione di influenza bizantina anche i mosaici romani tra cui i Tralci Vegetali in stile fiorito policromo realizzati a Cartagine prima che la città cadesse nel 439 sotto i Vandali e oggi conservati al Museo Bardo di Tunisi.
  • Maggiore stilizzazione hanno i viticci a girali con grappoli a pigna della decorazione della controfacciata dell’arco d’ingresso alla zona presbiterale nel Tempietto Santa Maria in Valle a Cividale del Friuli; la chiesetta, oggi patrimonio dell’Unesco assieme al Monastero, fu realizza come regia cappella per il Patriarca di Aquileia ospitato dal 737 dalla cittadina istriana, ma sebbene il Re longobardo non nascondesse la sua profonda fede è probabile che il decoro ad arco fosse un mero motivo decorativo poiché ci troviamo in un territorio da sempre ad alta vocazione viticola i cui frutti, oggi, danno DOC famose in tutto il mondo, come il Passito di Picolit e i suadenti vini del Grave Friluano .

La storia millenaria della cultura enologia e della tradizione artistica italiana è testimoniata da numerose opere d’arte a tema vino sparse nei luoghi più belli e suggestivi d’Italia. Come le colline d’Isonzo che, oltre a darci testimonianza della storia artistica dei popoli italiani raccontano il territorio con vini autentici come Il Friuli Grave Doc, da servire in Calice C382 Intenso 350 della linea Intenso di Luigi Bormioli è un calice adatto per degustare vini bianchi giovani nei 3 anni di invecchiamento.