Pignoletto Doc in calice Atelier di Luigi Bormioli

Se un vino è il racconto del territorio il Pignoletto racconta bene anche la sua gente: i romagnoli. Esuberanti, spumeggianti, con carattere, aperti a tutto e mai banali; così è il vino di questa terra, la Romagna, fresco, versatile, sapido, con ricordi aromatici, e sentori floreali di biancospino e fiori bianchi; il colore delicato giallo paglierino mette buon umore. Anche la sua fresca beva è ancorata alla tradizione romagnola di avere sempre in tavola vino che si abbina bene ai tortelli in brodo, e la versione spumante si presta agli abbinamenti più sprint con la mortadella Bologna IGP anche in aperitivi chic. 

Pignoletto è molto altro: sebbene il riconoscimento della DOC, e la conseguente DOCG per la sottozona Colli Bolognesi, sia relativamente giovane, il consorzio di tutela è tra i più grandi d’Italia con circa 8.000 viticoltori; partendo dai Comuni della Provincia di Bologna, le viticoltura e le fasi di vinificazione si svolgono nel cuore dell’Emilia Romagna, si estendono sui terreni pianeggianti e vallivi da Modena a Ravenna, da Reggio Emilia  a Forlì; Pignoletto è il racconto coerente di un territorio e la sua cultura: su oltre 3.000 ettari di terreni allevati a Grechetto Gentile, che compone per l’85% il vino a denominazione, per una produzione di oltre 9.000.000 bottiglie, di cui la maggior parte spumantizzate (vino e spumante hanno gradazione 10,5% vol.) e una piccola produzione di passito e vendemmia tardiva ( entrambe con gradazione 15% vol.).   

Il Calice C317 Riesling / Tocai  della linea Atelier di Luigi Bormioli è un calice dal design contemporaneo, è realizzato in vetro soffiato, la capacità e le linee rastremate della coppa lo rendono adatto a degustare vini banchi complessi ed eleganti di grande complessità, la profonditi della coppa lo rende adatto al servizio di spumante  garantendo la creazione delle bollicine, è un calice passe-partout  e si presta anche al servizio di vini dolci da vendemmia tardiva quindi è il calice perfetto per le variazioni del Pignoletto. 

Nelle epoche romane, per via della sua bassa gradazione zuccherina, il vino prodotto sulle colline a sud di Bononia (li dove si trova la località Pignoletto), nonostante alcune caratteristiche apprezzate, non trovava spazio sulle tavole dei nobili palati tra i vini speziati, dolci e aromatizzati. Ma già nel XIII sec lo statuto di Bologna prevede delle accortezze eno-urbanistiche tra cui la costruzione di Una Strada del Vino per trasportare in città agevolmente i vini ottenuti sulle colline a sud e una catalogazione del comprensorio vitivinicolo con calcoli estimativi simili all’attuale catasto terreni mentre, il contemporaneo Pier de’ Crescenzi, nel suo trattato di agronomia medievale Ruralium Commordorum – Liber XII, descrive le caratteristiche del vino maggiormente prodotto ottenuto da uve “pignole”, esalta le il colore albano e la spuma dorata. Dal rinascimento, e per i successivi secoli, l’allevamento dell’uva pignola viene consigliata da agronomi e studiosi, anche grazie alla sua alta resa, per motivi commerciali. Il felice commercio e le abbondanti produzioni hanno caratterizzato la storia del Pignoletto fino ai nostri giorni con una lavoro di ricerca ricerca della qualità e di valorizzazione della specificità dei vini solo negli ultimi decenni con ottimi riconoscimenti.